mercoledì 15 ottobre 2014

L'Ultima Partita








L’ultima partita, edito da Rubbettino Industrie Grafiche ed Industriali per conto di Calabria Letteraria Editrice, e scritto da Attilio Benincasa, rappresenta uno spaccato di realtà dove si mischiano sentimenti ed emozioni tali da far rivivere, seppur nella memoria, un personaggio tanto amato dai suoi familiari e dai suoi amici, quanto da noi semplicissimi lettori.   





Il titolo mi ha subito incuriosito, per questo ho deciso che dovevo leggere questo libro. Leggendo la trama scopro che questo testo parla di una storia realmente accaduta, comune tante altre. Andando avanti, scopro che il soggetto del libro è Stefano Gallo, giovane promessa del calcio calabrese, convertitosi al “calcetto”. Non posso non leggerlo.
La storia la conoscevo già, o meglio, sapevo cosa era successo, ma ignoravo tante sfumature di questo ragazzo, che solo chi lo conosceva poteva conoscere e raccontare, come ha magistralmente fatto Attilio Benincasa.
Seppur il libro si articola in poche pagine, riesce a mettere a fuoco l’intera esistenza di Stefano, parlando dei lati umani (rapporti con i genitori, con le ragazze, con gli amici ecc. ecc.) e dei lati sportivi (le tante esperienze nel mondo del calcio sia a “11” che a “5”).
Partendo dalle “bravate” fatte da ragazzini da Stefano e dai suoi amici, si passa al conseguimento del tanto agognato diploma, fino ad arrivare alle scelte lavorative e professionali. Stefano, viene descritto come un ragazzo solare e molto educato, che non si risparmia mai quando ci sono di mezzo gli amici, ma soprattutto la famiglia.
Proprio la famiglia, ha un ruolo particolare nella breve vita di Stefano. Il rapporto con la mamma e con il papà è un rapporto di complicità, di amore reciproco e di rispetto. Durante le tante chiacchierate fatte in famiglia Stefano capì che, anche se dotato di una classe sopraffina, il calcio non poteva rappresentare un futuro certo per la sua esistenza, per questo motivo decide di entrare nel mondo dell’imprenditoria, aprendo un piccolo negozio di videocassette.
La possibilità per svoltare in modo netto il nostro Stefano l’ha pure avuta. Su di lui, infatti, aveva messo gli occhi il Pescara calcio, ma per una serie di problematiche non se ne fece nulla. Le maggiori gioie, da qual momento in poi, sono arrivate grazie al “calcio a 5”, prima giocando a Reggio Calabria e poi a Pisa. 
Un brutto infortunio, però, ha bloccato la sua ascesa nel mondo del professionismo.
La sua improvvisa morte non poteva non avvenire su un campo di calcio, come tutti quei supereroi che muoiono facendo quello che più amano.

Nessun commento:

Posta un commento