L’ultima partita, edito da Rubbettino Industrie
Grafiche ed Industriali per conto di Calabria Letteraria Editrice, e scritto da
Attilio Benincasa, rappresenta uno spaccato di realtà dove si mischiano
sentimenti ed emozioni tali da far rivivere, seppur nella memoria, un
personaggio tanto amato dai suoi familiari e dai suoi amici, quanto da noi
semplicissimi lettori.
Il titolo mi
ha subito incuriosito, per questo ho deciso che dovevo leggere questo libro.
Leggendo la trama scopro che questo testo parla di una storia realmente
accaduta, comune tante altre. Andando avanti, scopro che il soggetto del libro
è Stefano Gallo, giovane promessa del calcio calabrese, convertitosi al
“calcetto”. Non posso non leggerlo.
La storia la
conoscevo già, o meglio, sapevo cosa era successo, ma ignoravo tante sfumature
di questo ragazzo, che solo chi lo conosceva poteva conoscere e raccontare,
come ha magistralmente fatto Attilio Benincasa.
Seppur il
libro si articola in poche pagine, riesce a mettere a fuoco l’intera esistenza
di Stefano, parlando dei lati umani (rapporti con i genitori, con le ragazze,
con gli amici ecc. ecc.) e dei lati sportivi (le tante esperienze nel mondo del
calcio sia a “11” che a “5”).
Partendo
dalle “bravate” fatte da ragazzini da Stefano e dai suoi amici, si passa al
conseguimento del tanto agognato diploma, fino ad arrivare alle scelte lavorative
e professionali. Stefano, viene descritto come un ragazzo solare e molto
educato, che non si risparmia mai quando ci sono di mezzo gli amici, ma
soprattutto la famiglia.
Proprio la
famiglia, ha un ruolo particolare nella breve vita di Stefano. Il rapporto con
la mamma e con il papà è un rapporto di complicità, di amore reciproco e di
rispetto. Durante le tante chiacchierate fatte in famiglia Stefano capì che,
anche se dotato di una classe sopraffina, il calcio non poteva rappresentare un
futuro certo per la sua esistenza, per questo motivo decide di entrare nel
mondo dell’imprenditoria, aprendo un piccolo negozio di videocassette.
La possibilità
per svoltare in modo netto il nostro Stefano l’ha pure avuta. Su di lui,
infatti, aveva messo gli occhi il Pescara calcio, ma per una serie di
problematiche non se ne fece nulla. Le maggiori gioie, da qual momento in poi,
sono arrivate grazie al “calcio a 5”, prima giocando a Reggio Calabria e poi a
Pisa.
Un brutto infortunio, però, ha bloccato la sua ascesa nel mondo del
professionismo.
La sua
improvvisa morte non poteva non avvenire su un campo di calcio, come tutti quei
supereroi che muoiono facendo quello
che più amano.

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