Ancora una volta l’Inter fa soffrire i suoi milioni di tifosi (ne faccio
parte anche io, non so se devo dire per fortuna o malauguratamente, ma la
squadra del cuore non si cambia mai, quindi il cuore resta comunque
neroazzurro) già si parla di nuova stagione buttata e siamo alla sesta giornata
di campionato, anche questo rappresenta la bellezza del calcio, che nonostante
i suoi mille difetti, resta comunque la più grande passione degli italiani.
Proprio in questi giorni mi è capitato di rivedere il tifoso Filippo
(diventato famoso, purtroppo per lui e per tutti i tifosi neroazzurri), con il
suo striscione esposto a San Siro qualche anno fa, durante un altro campionato
“buttato ”... vedendo questo cartello l’altra sera in tv mi è scappato un
sorriso. In parte dolce, in parte amaro. Dolce perché ho pensato (pensiero di
allora, ma molto attuale, ahimè): “Ma che tenero questo bambino che scrive una
cosa simile” (il piccolo Filippo, ricordiamolo, “pregava” i suoi beniamini di
vincere, per non subire per l’ennesima volta, gli sfottò dei suoi compagni di
scuola il lunedì mattina); amaro perché ho pensato: “Beh, tifando Inter forse
non si è ancora reso conto cosa significhi… E cosa hanno passato quelli della
mia generazione (forse anche quelli delle generazioni precedenti) vista la sua
giovane età”.
Allora ho pensato di scrivere una lettera al piccolo Filippo, ma infondo a
tutti gli interisti, grandi e piccini, e forse, nell’inconscio, di ripetere e
rivivere, tramite le parole, le gioie e le delusioni che probabilmente solo una
squadra di calcio può regalare.
“Caro Filippo, tu devi sapere che sei stato veramente fortunato, tu come
tutti gli interisti tuoi coetanei. Avete visto l’Inter vincere di tutto e di
più negli ultimi anni, e compiere imprese leggendarie che resteranno negli
annali della storia del calcio. Un triplete in Italia, per dire, mica
l’aveva mai fatto nessuno. Io, Filippo, di anni ne ho (super per giù) il triplo
dei tuoi e l’Inter, dunque la seguo da
molti anni, quasi trenta. Avevo appena imparato a scrivere quando mi sono
appassionato al calcio e a questa meravigliosa squadra ma i miei ricordi
cominciano da una serie di anni “buttati” (solo dopo troppi anni, abbiamo
capito tutti quanti che erano “anni rubati”, non da noi, ma a noi), e, quindi, il mio inizio da tifoso non è
stato bello come il tuo, che hai visto la nostra squadra trionfare subito, e
come capita spesso all’Inter, in maniera esagerata.
Ecco, questo lo devi tenere bene a mente Filippo: l’Inter non è una squadra normale, è pazza davvero, non solo perché lo dice l’inno.
L’Inter è esagerata in tutto: nella vittoria o nella sconfitta.
Non siamo capaci di fare cose normali: i nostri sono o trionfi leggendari o tonfi pazzeschi. Non ci sono vie di mezzo.
Da interisti ne abbiamo passate tante, ma tante tante, prima di vedere l’Inter raggiungere questi trionfi pazzeschi ed epici, mi auguro non sia così anche per te e per gli interisti della tua generazione, anche perché nessun interista merita di rivivere certe cose, però vorrei farti capire quanto siete stati fortunati tu e i bambini della tua età che avete scelto l’Inter.
Ecco, questo lo devi tenere bene a mente Filippo: l’Inter non è una squadra normale, è pazza davvero, non solo perché lo dice l’inno.
L’Inter è esagerata in tutto: nella vittoria o nella sconfitta.
Non siamo capaci di fare cose normali: i nostri sono o trionfi leggendari o tonfi pazzeschi. Non ci sono vie di mezzo.
Da interisti ne abbiamo passate tante, ma tante tante, prima di vedere l’Inter raggiungere questi trionfi pazzeschi ed epici, mi auguro non sia così anche per te e per gli interisti della tua generazione, anche perché nessun interista merita di rivivere certe cose, però vorrei farti capire quanto siete stati fortunati tu e i bambini della tua età che avete scelto l’Inter.
Ricordo di aver visto la nostra squadra rischiare la B nel ’94, salvandoci
alla penultima giornata, stagione che però fu trionfale in Europa grazie alla
seconda Uefa vinta a San Siro col Salisburgo. Ho visto la nostra Inter essere
derubata di campionati dalla Juventus di Moggi&Co., nonostante un
campionissimo come Ronaldo vestisse la nostra maglia facendo sognare a occhi
aperti il pubblico neroazzurro. Anche lì però, abbiamo avuto la
grandissima consolazione europea della terza Uefa, dopo una stupenda finale a
Parigi con la Lazio (quando ti è possibile, rivedi le immagini di quella
straordinaria vittoria, ricorda sempre il doppio - passo “storico” di Ronnie,
il fulmine all’incrocio dei pali del nostro amato capitano Pupi, e il sorriso
di quel gentiluomo di Gigi Simoni, rappresenta, forse, quest’ultima immagine,
la gioia dell’intero popolo neroazzurro, la nostra grande voglia di vincere).
Ho sempre seguito il calciomercato agostano con una passione e un’ansia
pazzesca, non vedevo l’ora che l’Inter comprasse i più forti giocatori del
mondo (fino a qualche anno fa, le squadre italiane potevano permettersi i
fenomeni del momento), ma ancora ricordo
gli acquisti di gente come Vampeta, Caio, Rambert, Pacheco, Gilberto, Hakan
Sukur o Brechet.
Certo, gli acquisti sbagliati li fanno tutti, ma noi per tanti anni abbiamo
avuto l’abilità di azzeccarne uno su mille! Incredibile.
Una serie di bidoni che non ti immagini Filippo, così tanti che alcuni li ho anche rimossi, non ricordo più i nomi.
E nel frattempo abbiamo visto fuoriclasse come Roberto Carlos essere ceduti dopo un solo anno perché: “va data fiducia a Pistone”. Per la cronaca: Roberto Carlos campione del mondo col Brasile e tre volte campione d’Europa con un Real Madrid leggendario, da protagonista assoluto. Pistone… qualcuno si ricorda di Pistone?!
Ho avuto la fortuna di vedere e di tifare un campione come Ronaldo, che il popolo interista ha tanto amato e coccolato per i suoi ripetuti infortuni (ricordo un’intera notte insonne e in lacrime dopo il suo infortunio con la Lazio) oltre che per il suo smisurato talento, ma allo stesso tempo ho avuto la sfortuna, di vederlo scappare come un irriconoscente per andare a cercare gloria al Real Madrid dopo averlo fatto tornare un giocatore di calcio.
Ho visto la nostra Inter cambiare quattro allenatori in un anno: Simoni – Lucescu – Castellini - Hodgson. Sembra quasi la cantilena di quando annunci una formazione, invece sono gli allenatori che abbiamo avuto nella stagione ’98-’99, nel giro di soli nove mesi. Puoi immaginare che bella annata fosse stata.
Il culmine tutto il popolo neroazzurro forse lo ha vissuto quando ha visto la nostra Inter andare fuori al primo turno di Champions League contro gli sconosciuti svedesi dell’Helsingborg (l’andata la giocammo in Svezia, io pronosticai ai miei amici un nostro 0-6, invece perdemmo per uno a zero, ti confesso che da quel giorno non pronostico questo risultato neanche se l’Inter gioca con una rappresentativa di ragazzini). Era ancora estate, Filippo. Manco il tempo di cominciare la stagione e già addio ai sogni di gloria. Ci capitava spesso all’epoca.
Una serie di bidoni che non ti immagini Filippo, così tanti che alcuni li ho anche rimossi, non ricordo più i nomi.
E nel frattempo abbiamo visto fuoriclasse come Roberto Carlos essere ceduti dopo un solo anno perché: “va data fiducia a Pistone”. Per la cronaca: Roberto Carlos campione del mondo col Brasile e tre volte campione d’Europa con un Real Madrid leggendario, da protagonista assoluto. Pistone… qualcuno si ricorda di Pistone?!
Ho avuto la fortuna di vedere e di tifare un campione come Ronaldo, che il popolo interista ha tanto amato e coccolato per i suoi ripetuti infortuni (ricordo un’intera notte insonne e in lacrime dopo il suo infortunio con la Lazio) oltre che per il suo smisurato talento, ma allo stesso tempo ho avuto la sfortuna, di vederlo scappare come un irriconoscente per andare a cercare gloria al Real Madrid dopo averlo fatto tornare un giocatore di calcio.
Ho visto la nostra Inter cambiare quattro allenatori in un anno: Simoni – Lucescu – Castellini - Hodgson. Sembra quasi la cantilena di quando annunci una formazione, invece sono gli allenatori che abbiamo avuto nella stagione ’98-’99, nel giro di soli nove mesi. Puoi immaginare che bella annata fosse stata.
Il culmine tutto il popolo neroazzurro forse lo ha vissuto quando ha visto la nostra Inter andare fuori al primo turno di Champions League contro gli sconosciuti svedesi dell’Helsingborg (l’andata la giocammo in Svezia, io pronosticai ai miei amici un nostro 0-6, invece perdemmo per uno a zero, ti confesso che da quel giorno non pronostico questo risultato neanche se l’Inter gioca con una rappresentativa di ragazzini). Era ancora estate, Filippo. Manco il tempo di cominciare la stagione e già addio ai sogni di gloria. Ci capitava spesso all’epoca.
Ricordo, come un incubo pauroso, un derby perso in casa per 6-0. Sì, hai letto
bene: Sei a Zero. Con doppietta di un certo Comandini, uno che verrà ricordato
negli annali del calcio solo per la gloria ricevuta quella serata là. E niente
più.
Ricordo anche che siamo stati ad un passo dal sogno di raggiungere una
finale di Champions che ci mancava da 30 anni, e incrociamo il Milan in
semifinale. Derby fatale. Avrebbe fatto meno male uscire con un 3-0 secco
che per un 1-1 in casa, la terribile legge del “gol in trasferta che vale doppio”.
Quanto l’ho odiata quella sera e nei giorni seguenti. Per regalare poi la
finale a quelli là contro... la Juve.
Ma te l’ho già accennato: per noi o grandi trionfi o grandi disfatte. Nessuna via di mezzo.
Ma te l’ho già accennato: per noi o grandi trionfi o grandi disfatte. Nessuna via di mezzo.
L’Inter ha regalato, credo da sempre,gloria a gente sconosciuta che con noi
si travestiva da fenomeno. Goitom, dell’Udinese: una presenza in serie A, un
gol. Contro chi? Ma con l’Inter, ovvio. Lo stesso dicasi per un certo
Arruabarena, giocatore del Villareal, che con un gol ci buttò fuori dalla Champions
nel 2006. Sai parlassimo di Iniesta.
Un giocatore che credo manco in Spagna si ricordino più. Noi interisti però
ce lo ricordiamo, e bene. Come ci ricordiamo di Masinga, un attaccante del
Bari che segnava quasi esclusivamente all’Inter, e di altri giocatori senza
gloria che però contro di noi vivevano le più gloriose giornate della loro
carriera. Sempre.
Ma io non ho mai mollato: ero lì a soffrire, a prendermi gli insulti, a sopportare soprusi e prese in giro. Ma sempre a testa alta. Sapendo che prima o poi il nostro momento sarebbe arrivato. Abbiamo covato per anni dentro di noi rabbia e, non mi vergogno certo a dirlo, un po’ di frustrazione. Ma l’amore per l’Inter era più grande. L’amore e la pazienza per l’Inter sono così sconfinati che i suoi tifosi sopportano tutto. Tu lo stai imparando ora, noi lo abbiamo imparato da un pezzo.
L’Inter è una scuola di vita: nella vita la ruota gira per tutti, ed è pieno di alti e bassi. Se tifi l’Inter questo lo impari subito, tranquillo. Arriverai a 20 anni che sarai già bello che formato per affrontare tutto, senza alcun problema. Un due di picche dalla ragazza più bella dell’università non ti sembrerà nulla in confronto ai quattro goal subiti dal Cagliari, te lo garantisco.
Ma io non ho mai mollato: ero lì a soffrire, a prendermi gli insulti, a sopportare soprusi e prese in giro. Ma sempre a testa alta. Sapendo che prima o poi il nostro momento sarebbe arrivato. Abbiamo covato per anni dentro di noi rabbia e, non mi vergogno certo a dirlo, un po’ di frustrazione. Ma l’amore per l’Inter era più grande. L’amore e la pazienza per l’Inter sono così sconfinati che i suoi tifosi sopportano tutto. Tu lo stai imparando ora, noi lo abbiamo imparato da un pezzo.
L’Inter è una scuola di vita: nella vita la ruota gira per tutti, ed è pieno di alti e bassi. Se tifi l’Inter questo lo impari subito, tranquillo. Arriverai a 20 anni che sarai già bello che formato per affrontare tutto, senza alcun problema. Un due di picche dalla ragazza più bella dell’università non ti sembrerà nulla in confronto ai quattro goal subiti dal Cagliari, te lo garantisco.
Alla fine però, Filippo, tutto quello che io e i miei coetanei abbiamo covato
per anni dentro di noi è esploso in un crescendo sempre più straordinario in
sei anni magnifici in cui la nostra squadra ci ha dato davvero tutto quello che
poteva darci. Sono sicuro per me e gli altri ragazzi della mia età, ma anche
quelli un po’ più vecchi e un po’ più giovani, tutto sia stato ancora più bello
perché ci è sembrato come se le sofferenze che avevamo passato avessero un
fine: quello di farci godere ancora di più i leggendari trionfi della nostra
grande Inter.
Per questo si piangeva (magari non apertamente, ma dentro il cuore di certo, sicuro al cento per cento) e si piangeva di gioia tutti la notte del Bernabéu: ripensavamo al 5 maggio, al derby del 6-0, al rigore non dato a Ronaldo e non ci sembrava vero, di essere lì. Sul tetto d’Europa, a fare la storia. Le prese in giro al lavoro, a scuola, al bar, i pianti, i giorni bui… Era tutto alle spalle. Ora eravamo lì, a fare un’impresa che in Italia non era riuscita a nessuno. Nessuno.
Triplete in Italia non sapevamo nemmeno cosa volesse dire, solo noi ci siamo riusciti: che onore.
Per questo si piangeva (magari non apertamente, ma dentro il cuore di certo, sicuro al cento per cento) e si piangeva di gioia tutti la notte del Bernabéu: ripensavamo al 5 maggio, al derby del 6-0, al rigore non dato a Ronaldo e non ci sembrava vero, di essere lì. Sul tetto d’Europa, a fare la storia. Le prese in giro al lavoro, a scuola, al bar, i pianti, i giorni bui… Era tutto alle spalle. Ora eravamo lì, a fare un’impresa che in Italia non era riuscita a nessuno. Nessuno.
Triplete in Italia non sapevamo nemmeno cosa volesse dire, solo noi ci siamo riusciti: che onore.
L’Inter è una squadra che ti dà tanto orgoglio, Filippo, anche in momenti
negativi come questo; per questo ricordo ancora e, anche dopo qualche anno sono
contento delle tue parole di allora “Piuttosto
che cambiare squadra cambio scuola”: Ho apprezzato e apprezzo ancora oggi queste
tue parole: questo è lo spirito interista, lo spirito giusto. Non perderlo mai,
avere questo spirito per un interista è fondamentale, o si rischia di diventare
pazzi. Per anni io e i miei coetanei abbiamo subito di tutto, ma poi ci
siamo rifatti.
Tu e i tuoi coetanei, invece, avete avuto una gran fortuna a vivere tutti i nostri recenti trionfi. Quindi non lamentarti per una serie negativa di sconfitte, di aver perso per 1-4 contro il Cagliari ultimo in classifica, di avere già dieci punti di ritardo dalla Juve dopo appena sei giornate. Ormai io la prendo con filosofia: capita. Sono niente in confronto a quello che abbiamo passato prima del 2006. Credimi.
Con l’Inter non si molla mai, lo avrai capito. E qualunque cosa ci possa succedere tu infischiatene di quello che ti dicono, il nostro orgoglio e il nostro amore per quella maglia sono smisurati, quindi: a testa alta, sempre.”
Tu e i tuoi coetanei, invece, avete avuto una gran fortuna a vivere tutti i nostri recenti trionfi. Quindi non lamentarti per una serie negativa di sconfitte, di aver perso per 1-4 contro il Cagliari ultimo in classifica, di avere già dieci punti di ritardo dalla Juve dopo appena sei giornate. Ormai io la prendo con filosofia: capita. Sono niente in confronto a quello che abbiamo passato prima del 2006. Credimi.
Con l’Inter non si molla mai, lo avrai capito. E qualunque cosa ci possa succedere tu infischiatene di quello che ti dicono, il nostro orgoglio e il nostro amore per quella maglia sono smisurati, quindi: a testa alta, sempre.”


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