giovedì 16 ottobre 2014

L’ARTE DI FARE IL VINO: DIFENDIAMO IL NOSTRO BUON BICCHIERE




 
L’industria enologica è oramai nota in tutto il mondo ma la capacità di produrre vini di qualità è ancora patrimonio di pochi. Qualcuno considera addirittura la produzione di vino un’autentica scienza oltre che un’arte. La produzione di vino è limitata ad alcuni ben definiti periodi dell’anno.
Non solo ma la produzione di vino è spesso influenzata, oltre che dalle differenti caratteristiche dell’uva, anche da fattori climatici non facilmente prevedibili.
Ma anche da fattori imputabili al lavoro umano, leciti o meno che siano.
Ed è di questi giorni la guerra (forse mai completamente conclusa) tra zucchero e mosto d’uva concentrato: è la battaglia sul vino che si sta conducendo in Europa fra i Paesi del Nord e quelli del Sud. E a pagarne le spese sono i consumatori, che non sanno cosa bevono. In etichetta, infatti, non c’è scritto se il vino è stato ottenuto con aggiunta di saccarosio o con mosto d’uva concentrato (Mcr), procedimento naturale e molto più costoso.
Ora i produttori di mosto sono sul piede di guerra, in quanto l’Ue ha deciso di abolire gli aiuti economici forniti fino al 2012. E così in Europa si è creata una situazione di concorrenza sleale fra Paesi come la Germania, Gran Bretagna e Francia del nord (autorizzati a utilizzare il più pratico ed economico zucchero per aumentare la gradazione alcolica) e Paesi mediterranei, come Italia, Spagna, Grecia e Portogallo dove sono ammessi soltanto i mosti concentrati, molto più costosi.

In Italia lo zuccheraggio del mosto è proibito, eccezion fatta per alcuni vini speciali espressamente indicati dalla legge. La normativa di riferimento risale al 1965, d.p.r. 162 recante le “norme per la repressione delle frodi nella preparazione e nel commercio dei mosti, vini ed aceti”, tale legislazione si ritiene ormai consolidata anche in riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale n.188 del 1982. 


A differenza del saccarosio, il mosto concentrato è derivato direttamente dall’uva. Pertanto è superfluo indicarne l’uso in etichetta in quanto rientra nella definizione comunitaria di “vino”, approvata dall’OIV (Organizzazione Internazionale e delle vite e del vino), che recita così: “ Il vino è esclusivamente la bevanda risultante dalla fermentazione alcolica totale o parziale dell’uva fresca, pigiata o meno, o del mosto d’uva. Il suo titolo alcolometrico effettivo non può essere inferiore a 8.5% vol.”.

Nel 2007 è entrata in vigore la riforma dell’organizzazione del mercato del vino (regolamento CE 1622/2000), risultato di un negoziato comunitario lungo e difficile . L’aiuto al mosto concentrato è stato mantenuto fino al 2012, anno in cui è stato abolito, a favore dei Paesi del nord Europa.



La battaglia per introdurre l’obbligo in etichetta dell’eventuale aggiunta di saccarosio nei vini sarà una delle azioni prioritarie di FederMosti, l’associazione italiana dei produttori di mosti e succhi d’uva concentrati.
A tutt’oggi l’Italia, attraverso il Ministero delle Politiche Agricole (Mipaaf), è pressoché sola in questa desolata lotta contro lo zucchero, in un mercato globale dove, d’altra parte, vengono pratiche con l’assenso o il silenzio delle leggi, le più invasive pratiche enologiche (basti pensare all’osmosi inversa, altro metodo di arricchimento che consiste nel far evaporare l’acqua con una forte pressione atmosferica per aumentare la concentrazione di zucchero). 






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