L’industria
enologica è oramai nota in tutto il mondo ma la capacità di produrre vini di
qualità è ancora patrimonio di pochi. Qualcuno considera addirittura la
produzione di vino un’autentica scienza oltre che un’arte. La produzione di
vino è limitata ad alcuni ben definiti periodi dell’anno.
Non solo ma la
produzione di vino è spesso influenzata, oltre che dalle differenti
caratteristiche dell’uva, anche da fattori climatici non facilmente
prevedibili.
Ma anche da
fattori imputabili al lavoro umano, leciti o meno che siano.
Ed è di questi
giorni la guerra (forse mai completamente conclusa) tra zucchero e mosto d’uva
concentrato: è la battaglia sul vino che si sta conducendo in Europa fra i
Paesi del Nord e quelli del Sud. E a pagarne le spese sono i consumatori, che
non sanno cosa bevono. In etichetta, infatti, non c’è scritto se il vino è
stato ottenuto con aggiunta di saccarosio o con mosto d’uva concentrato (Mcr),
procedimento naturale e molto più costoso.
Ora i produttori
di mosto sono sul piede di guerra, in quanto l’Ue ha deciso di abolire gli
aiuti economici forniti fino al 2012. E così in Europa si è creata una
situazione di concorrenza sleale fra Paesi come la Germania, Gran Bretagna e
Francia del nord (autorizzati a utilizzare il più pratico ed economico zucchero
per aumentare la gradazione alcolica) e Paesi mediterranei, come Italia,
Spagna, Grecia e Portogallo dove sono ammessi soltanto i mosti concentrati,
molto più costosi.
In Italia lo zuccheraggio del mosto è proibito, eccezion
fatta per alcuni vini speciali espressamente indicati dalla legge. La normativa
di riferimento risale al 1965, d.p.r. 162 recante le “norme per la repressione
delle frodi nella preparazione e nel commercio dei mosti, vini ed aceti”, tale
legislazione si ritiene ormai consolidata anche in riferimento alla sentenza
della Corte Costituzionale n.188 del 1982.
A differenza del saccarosio, il mosto concentrato è derivato
direttamente dall’uva. Pertanto è superfluo indicarne l’uso in etichetta in
quanto rientra nella definizione comunitaria di “vino”, approvata dall’OIV
(Organizzazione Internazionale e delle vite e del vino), che recita così: “ Il vino è esclusivamente la bevanda
risultante dalla fermentazione alcolica totale o parziale dell’uva fresca,
pigiata o meno, o del mosto d’uva. Il suo titolo alcolometrico effettivo non
può essere inferiore a 8.5% vol.”.
Nel 2007 è entrata in vigore la riforma dell’organizzazione
del mercato del vino (regolamento CE
1622/2000), risultato di un negoziato comunitario lungo e difficile . L’aiuto
al mosto concentrato è stato mantenuto fino al 2012, anno in cui è stato
abolito, a favore dei Paesi del nord Europa.
La
battaglia per introdurre l’obbligo in etichetta dell’eventuale aggiunta di
saccarosio nei vini sarà una delle azioni prioritarie di FederMosti,
l’associazione italiana dei produttori di mosti e succhi d’uva concentrati.
A
tutt’oggi l’Italia, attraverso il Ministero delle Politiche Agricole (Mipaaf),
è pressoché sola in questa desolata lotta contro lo zucchero, in un mercato
globale dove, d’altra parte, vengono pratiche con l’assenso o il silenzio delle
leggi, le più invasive pratiche enologiche (basti pensare all’osmosi inversa,
altro metodo di arricchimento che consiste nel far evaporare l’acqua con una
forte pressione atmosferica per aumentare la concentrazione di zucchero).

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