mercoledì 22 ottobre 2014

I SICARI DELL’ECONOMIA E LA CORPORATOCRAZIA: ARRIVO DELLA DEMOCRAZIA O NUOVO IMPERIALISMO?




James Henry, ex economista alla McKinsey & Co. e vice-presidente di Ibm/Lotus ha così spiegato l’economia mondiale a partire dagli anni Settanta:” Gli anni Settanta hanno segnato il culmine del paradigma del “grande progetto” per lo sviluppo economico. Funzionari di istituzioni come la Banca Mondiale, la Inter-American Development Bank (IDB), l’Asian Development Bank (ADB) e l’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) vagavano per il globo concedendo prestiti per progetti faraonici e predicando le virtù di sofisticate tecniche di pianificazione dello sviluppo. Nel 1990 i Paesi in via di sviluppo avevano già accumulato debiti esteri per oltre 1300 miliardi di dollari. Nel 2000, ben l’86% dei 7.7 miliardi di dollari di nuovi crediti e fideiussioni per le esportazioni concessi dalla Export-Import Bank statunitense è andato a dieci società politicamente influenti negli Stati Uniti, quali Enron, Halliburton, GE, Boeing, Bechtel, United Technologies, Schlumberger e Raytheon”. 



I sicari dell’economia sono professionisti ben retribuiti che sottraggono migliaia di miliardi di dollari a diversi Paesi in tutto il mondo. Riversano il denaro della Banca Mondiale, dell’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e di altre organizzazioni “umanitarie” nelle casse di grandi multinazionali e nelle tasche di quel pugno di ricche famiglie che detengono il controllo delle risorse naturali del pianeta. I loro metodi comprendono il falso in bilancio, elezioni truccate, tangenti, estorsioni, sesso e omicidio. Il loro è un gioco vecchio quanto il potere, ma che in quest’epoca di globalizzazione ha assunto nuove e terrificanti dimensioni.  L’approccio più comune dei sicari dell’economia consiste nell’individuare Paesi del Terzo Mondo con risorse a cui sono interessate le corporazioni statunitensi, come ad esempio il petrolio. Successivamente, il loro compito è quello di creare le condizioni affinché sia possibile effettuare un immenso prestito a quel Paese, dalla Banca Mondiale o da un’organizzazione affiliata.

 


Il denaro, di fatto, non viene veramente consegnato a quel particolare Paese. In realtà serve solo per “assumere” corporazioni americane perché costruiscano centrali elettriche, zone industriali e altri progetti e infrastrutture nel Paese. Questi progetti vanno solo a vantaggio di quelle poche, potenti famiglie locali e delle corporazioni americane, ma non aiutano la maggioranza della popolazione, troppo povera per usare l’elettricità o non abbastanza qualificata per lavorare in quelle zone industriali, e che in pratica vive al di fuori del sistema economico.
Come da piano prestabilito, il Paese finisce con un immenso debito che non è in grado di ripagare. A quel punto l’insolvibilità della nazione “presa di mira”, pone i sicari dell’economia nella condizione di dettare alternative alla solvibilità, che il Paese debitore non può rifiutare. Vengono proposte alternative quali: 1) vendita delle grandi aziende industriali, acquisite dalle corporazioni americane a prezzi irrisori rispetto al valore di mercato; 2) vendita di risorse naturali, quali ad esempio il petrolio, sempre a prezzi stracciati; 3) votare come indicato dagli USA nelle successive elezioni alle Nazioni Unite.
 

 


Nella loro smania di far progredire l’impero globale, la “società occidentale” le corporation, le banche e i Governi (ovvero la CORPORATOCRAZIA), si comportano come un imperatore moderno, ossia: un leader che non è eletto, non ha un mandato a tempo determinato, e fondamentalmente non rende conto a nessuno delle proprie azioni. Oggi, a capo del moderno imperialismo USA, non vi è una singola persona, il “bastone del comando” è gestito da un gruppo elitario, composto da persone che dirigono le più grandi e potenti corporazioni del mondo. Costoro, essendo i più grandi finanziatori della maggior parte della campagne politiche dei governi mondiali si servono anche di potenti gruppi di lobby, che controllano gli stessi governi. Peraltro, controllano anche i principali organi di stampa: o perché sono azionisti, oppure perché controllano la pubblicità, che forma gran parte del budget. E per via della famosa “porta girevole” in politica, fanno costantemente la spola tra i posti più prestigiosi nell’industria privata e tra quelli nel governo, controllando la maggior parte delle risorse e delle istituzioni del mondo.





 …non sembra, quindi, molto difficile rispondere alla domanda presente nel titolo di questo breve articolo…



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